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14/10/2008
 
UNA NOTTE ALL'OPERA

In ottica di condivisione sensoriale tengo a informarti di quanto segue:  per la prima volta in vita mia sono stato all'opera. Lirica, intendo. Insomma, a teatro. Dirai: e chi se ne frega. Invece no, consiglio, persino al neofita, anzi soprattutto a lui. Se non sei del ramo, potrai apprezzare il bel canto, lo spettacolo e comunque un ambiente inedito, a suo modo grandioso e affascinante nella sua persistenza retrò.

Aspetti dello messa in scena che prima mi erano del tutto o in parte ignoti:
- la durata media di un'opera lirica si aggira intorno alle 4 ore
- tuttavia, per fortuna, tra un atto e l'altro, c'è l'intervallo
- non esiste alcun tipo di amplificazione elettrica né di microfonatura
- eppure, miracoli della tecnologia, è possibile leggere i testi da un piccolo schermo posto sullo schienale della poltrona davanti (almeno: alla Scala di Milano è così)
- in platea e nei palchi non so ma in galleria le sedie sono pensate per umani alti 140 cm o privi di arti inferiori
- inoltre, esse sedie risultano assai poco imbottite
- al bar del foyer un bicchiere di minerale gasata senza la fetta di limone costa 10 euro + circa un quarto d'ora di coda.

Cose che è proibito fare durante la rappresentazione:
- tossire
- conversare con l'amico che sta due file dietro di te
- soffiarsi il naso rumorosamente
- fischiettare le arie all'unisono con il cantante
- russare forte
- giocare con le suonerie del cellulare
- domandare allo sconosciuto dall'aria aristocratica della fila davanti se ti fa dare un'occhiata col suo binocolo d'oro
- interrompere a metà l'esecuzione della soprano urlandole brava
- sbadigliare stirando le braccia
- pomiciare con la vicina di poltrona
- chiedere alle maschere dove si comprino i pop corn
- lanciare aeroplanini di carta dal loggione
- fare stage diving
- portarsi il cartoccetto di caramelle con le ambrosoli sfuse
- manifestare il proprio dissenso anticlassista lanciando oggetti solidi sulla platea
 
Differenze fra l'opera e i concerti pop:
- all'uscita nessuno vende le magliette di Wagner
- il pubblico è molto più elegante e in apparenza facoltoso
- il biglietto, però, oramai costa meno.

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10/10/2008
 
TELEFONATA ALLA BANCA

Pronto, buongiorno. Come va? Sì, sono un vostro cliente. No, non ho sbagliato numero. No, no, lo so benissimo che per chiudere il conto dovrei venire di persona fra le nove e le tredici. Nessuna chiusura del conto, stia sereno. Volevo solo domandarvi se andava tutto da bene, lì da voi. Ci siete ancora, rispondete pure al telefono, mi pare già un segnale incoraggiante. Insomma, senza offesa, ma circolano certe notizie sulle banche che... Certo, ha ragione, i giornali esagerano sempre. Pure le televisioni, ovvio. Sì, ne convengo: il sensazionalismo, i titoli urlati. Ma mi scusi se glielo chiedo: lei sta piangendo? No? Davvero? Mi sembrava, dalla voce. Ah, solo un po' di raffreddore. Già, gli sbalzi di temperatura, si avvicina l'inverno, non si sa più come vestirsi. Però non divaghi: torniamo a noi. Dunque tutto a posto. Perfetto. I miei soldi ci sono ancora. Sì, si tratta di due lire in croce, però meglio di niente, dai. E poi lei lo sa meglio di me, coi tempi che corrono. Ho capito, non devo preoccuparmi. Posso dormire tranquillo, sì, questo me lo ha già detto tre volte. No, di azioni non ne ho mai comprata una in vita mia, ci mancherebbe altro. No, neppure i fondi obbligazionali: so manco cosa siano, si figuri se mi lasciavo freg – ehm, pardòn, lapsus, si figuri se ci investivo del denaro. Allora in questo caso nessun problema, dice? Sicuro sicuro? D'accordo, ma lei stia allegro, diosanto, si tiri su, mi sembra di parlare con l'oltretomba. Esca, stasera, si distragga. No, ad essere sinceri, con quella voce lì non è che mi dia una gran fiducia, ecco. Sì, vabbe', non è l'umore ma la sinusite. E la smetta di ripetermi che devo stare tranquillo, basta adesso! Ma sì, mi ha persuaso. Senta, si è fatto tardi, la saluto. No, niente giornali, seguirò il suo consiglio. Arrivederla. Anche a lei. Sì, sono tranquillo. Come no. A proposito: che faccio, la richiamo domani?

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07/10/2008
 
INTERVISTA A UNA LATTINA DI CRAUTI SOTTOLIO "ZUCCATO"

Buonasera, cari lettori, e benvenuti al consueto appuntamento con l'angolo delle interviste. Ospiti eccezionali, come sempre. Ospiti esclusivi che nessun altro formato mediatico né su Internet né in televisione né altrove può permettersi. Questa notte è qui con noi, per la prima volta sui monitor di tutto il mondo, un personaggio indimenticabile: signore e signori, un applauso a questa lattina di crauti sottolio della marca Zuccato!
Grazie, grazie.
Standing ovation per i crauti sottolio Zuccato!
Oddio, vi prego, mi sento in imbarazzo.
Signor lattina di crauti sottolio Zuccato, ci parli di lei: si descriva al pubblico che ancora non la conosce. Ammesso che ancora qualcuno non la conosca, famoso com'è.
Mah, cosa posso dire, sono il risultato della fermentazione naturale del cavolo cappuccio e...
Il cavolo cappuccio, signori! Un grosso applauso anche per lui.
Che poi ero io, per certi versi.
Prima di essere tagliato a pezzetti, certo. A proposito, signor lattina di crauti sottolio Zuccato, vuole spiegare ai nostri lettori almeno uno dei mille usi alimentari che è possibile far di lei?
Sono già pronto, quindi basta riscaldarmi nel microonde per tre minuti.
Magnifico, soltanto tre minuti, amici, quanta velocità, quanto senso pratico. Senta, vedo qua sotto che lei scade nel 2011. Be', i miei complimenti!
Sì però le garantisco che sarebbe meglio consumarmi prima, quantomeno per...
Zuccato, mi perdoni, mi chiamano dalla regia. Che succede, Gianni, lo sai, non devi interrompermi durante le interviste.
(voce gracchiante fuoricampo) No, niente, è arrivato il tubetto di pasta d'acciughe Balena, il tizio che all'ultimo momento non voleva più venire e allora come riserva abbiamo dovuto chiamare il disgraziato dei crauti. Solo che adesso la pasta d'acciughe Balena ha cambiato idea. E' di là.
Per il tubetto della pasta d'acciughe Balena, tutto, perdiana. Portatelo nei camerini, parcheggiategli la macchina, offritegli da bere, procurategli delle ragazze, dategli qualsiasi cosa chieda. Signor lattina di crauti, c'è stato un imprevisto, dobbiamo mandarla via. Ma non s'offenda.
Aspetti, racconto una barzelletta sui wurstel con la senape, è divertente.
Troppo tardi, caro crauti, mi spiace. Arrivederla. Ragazzi, presto, allestite il trono d'oro per il tubetto di pasta d'acciughe Balena.
Non mi sembra educato, però.
Ha ragione, le buoni maniere innanzitutto: security, per cortesia, mi sbattete fuori dallo studio lo Zuccato e cominciate a stendere a terra i tappeti in seta damascata per la passerella del tubetto di pasta d'acciughe Balena? Signori lettori, un breve stacco musicale e poi torniamo con un ospite fantastico, mica 'sto poveraccio dei crauti sottolio.
Ma...
Ancora qui stai? Sigla, sigla. A tra poco, amici. E rimanete con noi.

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02/10/2008
 
LA CONSUETA RUBRICA DEDICATA AI LIBRI

Cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica dedicata ai libri. Tratteremo oggi di un tema assai in voga: il titolare di piccola libreria. Quella piccina piccina, nel quartiere pedonale alla moda. E sì, perché i titolari di piccole (piccole, attenzione) librerie si distinguono in tre fenotipi.

Il muto. Non è davvero muto, però conduce la sua vita di negozio incurante della clientela e dedito alla completa meditazione culturale autocelebrativa - musica classica, profumi, che bello sono un libraio mica un geometra, mi sono realizzato, anni e anni di progetto e ora ho la licenza, i muri, una vetrina, l'insegna in anticato, 12 metri quadri calpestabili, un arredo sobrio ed elegante (e costoso, va bene), e dei volumi davvero originali – certo, nessuno li vuole e qui non si vede un compratore da mesi, il che alla lunga potrebbe divenire preoccupante, ma non per me, ah!, non per me: non m'importa, sono diventato un libraio mica per soldi, io, questa è una missione, un martirio, e guarda che bel negozio – d'accordo, ho capito che è sempre vuoto! Ma pazienza: sono ricco di famiglia.

L'ansioso: appena vede entrare l'avventore gli salta addosso e tenta ad ogni costo di renderselo amico per guidarlo nella scelta. In che cosa posso servirla? Capisco, vorrebbe soltanto curiosare. Ma posso darle preziosi suggerimenti, sa? Conosco tutti i cataloghi a memoria, be', quasi tutti, ma di certo ne so più di lei, caro plebeo, mi dica quale genere le piace, lasci che l'aiuti. Lasci che l'aiuti, perdìo! Ah, vorrebbe essere arrangiarsi da solo in santa pace, dice. Giusto. Sì, ingresso libero, sta scritto sulla porta. Ma allora mi permetta solo di rivolgerle una domanda: ha già letto questo? Mai sentito nominare, vero? Eppure è magnifico, glielo consiglio, anzi, glielo incarto. Si fidi, dia retta, le piacerà e... ma.. ma.. Ehi aspetti, perché scappa adesso?

E poi c'è lui, il maleducato. Egli non ti ignora, né, viceversa, implora attenzione: semplicemente, ti odia. Sì, sì, ti detesta proprio. Detesta chi entra in casa sua (casa, negozio, vabbe', è la stessa cosa, comunque roba mia) e  quindi, in segno di disprezzo quando lo saluti non risponde. Detesta tutti quegli intrusi (ma chi sono? Che vogliono da me?), detesta chi pretende pure di aggirarsi per  gli scaffali, prendere in mano un libro dalle mensole e  magari pure sfogliarlo, con quelle mani poi, che schifo, chissà se se le lavano. E no, quello non ce l'ho. E quell'altro neppure. No, nemmeno quello. No, non te lo ordino. No, non posso fare una ricerca sul computer, è rotto. No, non mi arriva settimana prossima nè mai. E sì, ecco bravo, vattene.

Riusciranno i nostri tre impavidi titolari di piccole librerie ad affrontare la concorrenza delle colossali e oscene catene di megastore prima di finire stritolati dai debiti? La logica sosterebbe, chi per un motivo chi per l'altro, che probabilmente no: non ci riusciranno. Peccato.

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27/09/2008
 
SIMULAZIONE DI UN ACQUISTO DI BIGLIETTI SUL SITO DELLE FERROVIE DELLO STATO

Buonasera, vorrei un biglietto del treno.
Buonasera, benvenuto sul sito delle Ferrovie dello Stato.
Grazie.
Digiti la stazione di partenza e quella di arrivo.
Ecco fatto.
Ed ecco a lei gli orari, caro amico. Selezioni quello che preferisce.
Uh, questo delle 17.13 fa proprio il caso mio.
Mi spiace, quello non è vendita. Vede? Non c'è il simbolo del carrellino, a fianco: al suo posto sta scritto la parola NO. Mi sembra evidente.
E perché non posso comprarlo?
Eh, quante domande. Provi a sceglierne un altro.
Uffa ma io volevo quello delle 17 e..
La smetta! Prenda quello successivo.
Va bene. Non si arrabbi, per cortesia.
Ora indichi la tariffa fra quelle qui sotto elencate:
  - 39/As
  - Flexi Amica Titolari Carta Blu
  - Conc. spec. III viaggi isolati
  - Conc. spec. III 30% con accompagnatore WQA.

E... quella normale, per noi mortali, non c'è?
Normale in che senso, scusi?
Dico: la tariffa normale, per un adulto maggiorenne, senza convenzioni, senza niente.
Pare di no, non c'è. Strano, fino a poco c'era.
Quindi?
Nel dubbio, ne scelga una a caso. Magari la prima, 39/As.
Cosa vuol dire questa sigla?
Mistero, forse nulla. Procediamo?
D'accordo. Se lo dice lei.
Desidera avvalersi della consegna biglietti in modalità self service?
Eh?
I biglietti, li vuole in modalità self service?
In che senso?
Non mi risponda con un'altra domanda, perdio.
Scusi. Certo, desidero il self service, qualsiasi cosa esso sia. Tanto risulta l'unica opzione disponibile.
E comunque, nella sua stazione di partenza non è previsto il self service.
Ah. Allora non posso partire?
Sì, invece, può. Basta che paghi. Era un tentativo di disorientarla. Così, per scherzo. Procedo all'acquisto?
Proceda, proceda.
Ottimo. Digiti la password.
Quale password?
Oggesù, un altro. Il duemilaottocentoventiquattresimo soltanto stamattina. Non ha la password. Lei è impazzito, vorrebbe comprare un biglietto senza password, si rende conto?
Che c'entra, scusi. Se compro i biglietti in stazione mica mi chiedono una password!
Sì ma qui è diverso: siamo su Internet. Vogliamo la password.
E io non ce l'ho.
E allora deve registrarsi.
Nooo...
Sì, purtroppo. Purtroppo per lei, intendo. Deve andare dal mio collega qui di fronte - quel signore laggiù, si occupa delle password - compilare questo modulo e aspettare. Ci risentiamo tra un po'. Vada, vada.


Rieccomi, pant. Ora ho la password.
Bravo.
Per ottenerla ho dovuto litigare col suo collega e prenderlo a schiaffi, voleva a tutti i costi fregarmi con domande a trabocchetto, iscrizioni a newsletter truffaldine e quesiti di cultura generale. Ma alla fine me l'ha data, la password.
Me la mostri. Perfetto. Ora però deve cambiarla.
Di già? Ma se me l'avete appena mandata!
Sì ma questa è una password nostra: provvisoria. Ora deve digitarne un'altra, definitiva. Una parola di sua fantasia. Deve sceglierla lei.
E non potevate farmela scegliere subito??
In effetti... Però la pianti di lamentarsi, per cortesia. Cambi 'sta password così concludiamo.
Quanta pazienza. Dunque, la mia nuova password è... questa qui.
No, deve contenere sia lettere sia numeri.
E figuriamoci. Voilà, ho aggiunto un 2 in fondo.
La ridigiti, per sicurezza.
Madonnamia aiutami: la riscrivo, sempre la stessa. Adesso, mi può lasciare il mio biglietto?
No. Mi scriva qui da dove vuole partire e dove vuole arrivare.
Ancora? Me glielo ho già detto prima!
Quella sessione è finita, e io mi sono dimenticato tutto.
Ma sono sempre lo stesso, quello di prima!
Impossibile: quello di prima non era registrato, lei sì.
Insomma, dobbiamo ricominciare daccapo?
Esatto. Buonasera, signore, e benvenuto sul sito dello Ferrovie dello Stato.
Buonasera a tua sorella.
Digiti la stazione di partenza e quella di arrivo.
Però non è giusto, dai.

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23/09/2008
 
SULLA DIFFICILE CONVIVENZA FRA UMANI E ALTRE CREATURE NEGLI AGGLOMERATI URBANI DEL XXI SECOLO DOPO CRISTO

Cari lettori, oggi denunceremo da queste pagine una condotta sintomo del malcostume oramai regnante nelle società contemporanee. Un comportamento sempre più diffuso ma proprio per questo di una gravità – no, non stiamo esagerando - INAUDITA. Ci riferiamo, di certo lo avrete già intuito, ai  vicini di casa che di notte pur di non prender freddo e di evitare quattro passi in più si ostinano a condurre il cane a pisciare nel cortile dello stabile anziché fuori sul marciapiede in istrada o ai giardinetti.

Questo genere di viscidi individui risultano bravissimi nel sottrarsi alla loro responsabilità: non solo approfittano del buio notturno pur di non esser scoperti, ma effettuano tale opera ad orari sempre più tardi, al solo fine di evitare spiacevoli incontri con altri condomini armati nell'androne.

E non bastano gli innumerevoli solleciti, non bastano le diffide, le minacce attraverso lettere anonime scritte coi ritagli di giornali, le preghiera di intervento all'amministratore del palazzo peraltro rimaste inevase né la personale risoluzione finale di sostituire il saluto mattutino al reo con insulti a mezza bocca quando lo incontro nelle scale. Non basta la testimonianza di chi appostato dietro le persiane dopo ore d'attesa lo ha VISTO – sissignori! - lo ha visto persuadere il cane ad accosciarsi e nel sussurro ha riconosciuto la voce e distinto nel silenzio le parole di malafede (''dai fa' anche la popò tanto quei fessi dormono chi vuoi che ci veda'').

E costoro, i criminali, osano pure difendersi: hanno sempre un'alibi, una scusa per protestarsi innocenti. A quell'ora dormivano, non erano loro ma qualcun altro (e qui adombrano sospetti) oppure danno la colpa a terzi: agli zingari, ai clochard, alla pioggia, ai randagi, ai gatti, alle volpi (in città?) o al cane stesso, che a insaputa del padrone avrebbe imparato ad usare le chiave per aprire la serratura piano piano e scendere a servirsi da solo senza domandare il permesso.

Il vivere civile è avvelenato dalla piaga dei portatori di cani a orinare nel cortile: esseri malvagi incapaci di confessare il loro torto e redimersi. Un problema serio, da debellare. Ma come? Noi vittime siam gente civile, senza dubbio il bersaglio deve restare il conduttore - l'umano - e non il condotto - la bestia incolpevole e obbligata, che poi magari un giro all'aperto, alle due se lo godrebbe  volentieri. Si accettano suggerimenti.

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19/09/2008
 
SESSANTENNE INDIANO MEZZO NUDO TROVA LAVORO IN GRANDE AZIENDA ITALIANA SENZA NEMMENO MANDARE IL CURRICULUM

Deh, il marketing non finisce di stupire. Io me li immagino questi creativi, questi dirigenti della comunicazione: si riuniscono, devono pensare alla campagna pubblicitaria per lanciare il tal prodotto, e ci vuole un testimone. Anzi, pardòn, un testimonial. Ma chi? Una diva della tivvù, un attore da oscar, un cantante di successo? Eh, quelli sono esigenti, mica si vendono al primo che passa: prima vogliono guardare i contratti con il loro agente, sapere quale prodotto andranno a promuovere, verificare che sia buono. Eppoi costano, quei vip lì: chiedono una barca di soldi soltanto per due minuti di girato. E alberghi, trasferte in aerei privati, champagne nei camerini del trucco. Non ce l'avete una grossa celebrità che costi poco e non rompa troppo i coglioni? Uhm. Difficile. Oggigiorno di gente famosa che lavora gratis ne è rimasta pochina. Eppure. Oddio. Aspetta aspetta, ce l'ho. Ci sono! I morti! I morti famosi!

Ma sì, tanto a noi serve solo la loro immagine, mica altro. E abbiamo l'imbarazzo della scelta: i defunti, si sa, sono più numerosi dei vivi. Dunque vediamo: serve un personaggio noto a tutti, irreprensibile, onesto, amato da uomini e donne. Qualcuno capace di ispirare fiducia, carisma. Sì, carisma. Puntiamo in alto, possiamo permettercelo. Allora. Socrate? Non male, ma troppo colto. Più semplice. Buddha, la Madonna? Sarebbero perfetti, pensa alla Madonna soddisfatta del suo cellulare nuovo, Buddha sorridente che parla bene della nostra tariffa adsl... però, ahia, di costoro non esistono filmati da montare, come diavolo lo realizziamo lo spot. Meglio un defunto più recente. Ah, che pirla, eccolo qua: Gandhi. Massì, Gandhi, l'indiano mezzo nudo e tanto buono: quello piace a chiunque.

L'idea non è nuova, ma ora ricominciano. Nella nuova reclame della Telecom il testimonial d'eccezione è tale Gandhi, deceduto nel 1948. Boh. Per carità, lui è simpatico, ci mancherebbe altro. Ma che cosa c'entra Gandhi con la Telecom? Usava il telefonino, Gandhi? Lo userebbe? E sarebbe d'accordo ad apparire tutte le sere davanti alla platea al solo scopo di arricchire non Dio, non l'umanità, non il mondo ma una azienda privata? E soprattutto, per curiosità: quanto lo pagano, povero Gandhi, per tutto 'sto lavoraccio da piazzista? Niente? Ohibò.

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17/09/2008
 
SULLA LOTTA A COLORO CHE ALL'USCITA DELLE PIZZERIE RESTANO A PARLARE FINO ALLE TRE DI NOTTE DEI GIORNI FERIALI TENENDO SVEGLI I CONDOMINI DEGLI ALTRI PIANI

Cari amici, vorrei oggi convertirvi ad una giusta e meritevole causa: la lotta senza quartiere a quelli che all'uscita delle pizzerie restano a parlare per ore fino alle tre di notte dei giorni feriali tenendo svegli i condomini degli altri piani. Per carità, nessun moralismo, in fondo può capitare. E tuttavia, ho avuto modo di verificarlo, il semplice e gentile invito ad allontanarsi talvolta non risulta sufficiente:

- E allora le ho detto ma guarda che non è così, io non c'entro, cioè
(dalla finestra) - Scusi.
- Sì?
- Potrebbe abbassare la voce? Sono le tre di notte, domani è mercoldì e io, se non vi dà troppo fastidio, vorrei dormire.
- Ah sì, ce ne andiamo subito. Urca, già le tre. Comunque, ti stavo dicendo, le ho detto che non era così, la colpa era di quell'altra che
(dalla finestra) - Sentaaaa...
- Sì, ho capito, ma non m'interrompa sempre che perdo il filo!

Per evitare questo genere di scocciatori, conviene a volte usare un approccio fermo, deciso, ma conservando comunque i modi civili dell'interazione urbana:

- E allora le ho detto ma guarda che non è così, io non c'entro, siamo
(dalla finestra) - Signori, posso?
- Certo, dica.
- Molto gentilmente, se non avete nulla in contrario: volevo chiedervi una cortesia. Siccome è tardissimo pur dovendo svegliarmi fra quattro ore, il vostro cicaleccio qua sotto casa mi impedisce di prendere sonno, ho pensato di venir qua fuori al balcone a chiacchierare pure io con voi.
- Volentieri.
- Ho ascoltato tutti i vostri discorsi e li trovo molto interessanti. Solo una cosa non ho capito, e a tal proposito, avrei da porvi una domanda.
- Quale domanda?
- Una semplice curiosità: ma voi, per caso, non è che vi levereste dai coglioni?
- Prego?


Ecco la mala parola, l'offesa. Non va bene, troppo diretta, si rischia di innervosire l'interlocutore da basso e ottenere la reazione inversa (per ripicca, resta lì a ciarlare sino all'alba). Esistono altre maniere più persuasive. Ad esempio, l'avvertimento garbato, la cordiale intimidazione:

-  E allora le ho detto ma guarda che non è così, io non c'entro, cioè, tu
(dalla finestra) - Salve.
- Buonasera, la stiamo disturbando?
- No no, per carità, anzi. Forse potete essermi utili: sapete mica che tipo di ustioni provoca un liquido tipo un litro di acqua calda a 60 gradi?
- Strana richiesta. Boh, perché? Successo qualcosa?
- Ma niente, è che la sto facendo bollire nelle pentole per poi tirarvela in testa da quassù però non so se sia meglio che prima telefoni alla Croce Rossa per il vostro imminente ricovero o se viceversa ve la cavate con un po' di dolore, qualche urlo e basta.

La cara, vecchia secchiata d'acqua, fresca, tiepida o fumante. Efficace, certo, ma pericolosa: magari poi questi ti denunciano, oppure non li centri, si scostano e sei daccapo. Vale la pena, peraltro di provare altre modalità, come la minaccia di chiamare di carabinieri, di mandar giù il fratello grosso, sparare, eccetera.

-  E allora le ho detto ma guarda che non è così, io non c'entro, cioè, la
(dalla finestra) - Ohè, balordi, non ce l'avete una casa? Chiamo i carabinieri?
- Lei ha ragione, ci perdoni. Che maleducati. Ci perdoni davvero.
- Ecco, bravi. Buonanotte.
- Buonanotte, buonanotte a lei. Madonnamia che palle questo. Dicevo? Ah sì, allora le dico: ma guarda che non è mica così, io non c'entro, cioè, siamo soltanto perché credevamo che invece te eri dalle
 - Allora!
- Di nuovo lei? Un attimo, dai, sto finendo di raccontargli una storia.

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10/09/2008
 
ACCOPPIAMENTO E SEPARAZIONE DELLE CALZE
DOPO L'ASCIUGATURA

Buonasera, cari lettori, e benvenuti alla consueta rubrica dedicata al mistero e all'esoterismo, alle domande senza risposta. Oggi parleremo del grande dilemma irrisolto nella coscienza collettiva moderna: l'accoppiamento delle calze maschili dopo il lavaggio e l'asciugatura.

Spiego meglio. Si avvicinano i mesi freddi, la gente comincia a vestire anche i piedi, e come avete notato, in questo secolo la maggior parte degli uomini  indossano calze per lo più di colore neutro, somiglianti fra loro.

Inciso. La calzetta bianca, fuori dai campi di tennis, risulta oramai estinta, fuori mercato. Resta qualche esibizionista senza vergogna che gira con pedalini sgargianti, gialli, arancio, verdi a pois marroni - magari in tinta con la scarpa o peggio la cravatta e la pochette. Oppure la calza a strisce orizzontali colorata, roba da golfisti, o da pagliacci. Ma eccetto queste bizzarre anomalie, va per la maggiore l'omologazione: le tonalità più ovvie, blu, nere, così, con differenze non sempre percettibili nelle fogge e sfumature.

Ora, se non siete proprio dei zozzoni, cambiate le calze vanno almeno una volta al dì, e poi le mettete da lavare. Quindi, nel bucato finiscono tante singole calze, ogni calza separata dalla sua simile. Giunge perciò nel corso delle attività domestiche il momento del recupero dallo stendino. Cui segue (qui veniamo al dunque) l'operazione di abbinamento delle calze prima di riporle nei cassetti. Occorre cioè, come accade in certi giochi di memoria con le carte o nell'enigmistica, riconoscere e riunire le coppie di calze divise, identificandole in una montagna di calze scompagnate.

Ebbene, questo è un lavoro complesso, faticoso, lungo, e non molto divertente. Qualche solitario resta sul campo. Spesso ci si arrende e si accomunano calze discordi a casaccio. Nel rischio, tuttavia, di indossarne, un giorno, una grigia e una indaco, assieme, e di esporsi così al dileggio da parte di terzi.

Immensi quesiti angustiano uomini e donne del terzo millennio: esistono metodi certi, esatti - e soprattutto rapidi – per un rimedio al flagello dell'accoppiamento sbagliato dei calzini nelle madie? Come è possibile che dalle lavatrici le calze escono spesso calze in numero dispari? Che accade agli scomparsi? Cosa  fare per  la povera calza rimasta con coniuge sbagliato o addirittura sola? Ed è vero che calza single sono in grado di materializzarsi dal nulla nel cesto della biancheria?

La scienza tace. Domande forse senza risposte: se esistono, l'umanità non le conosce.

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09/09/2008
 
TUTTO BENE

Qui tutto bene; nessun problema, a parte il crollo delle economie basate sui mutui a tasso variabile, la scomparsa dei ceti medi, il rincaro degli zucchini al banco del fresco, l'irreversibile degrado delle parti comuni negli stabili di periferia, lo scongelamento dei poli e, per quanto mi riguarda, il solito, fastidiosissimo robot cannibale alto due metri e largo tre con mitragliatrici rotanti al posto degli arti superiori e teschio della divisione Nibulenghen tatuato sul torace: di notte cinge d'assedio casa mia e come un ossesso urla di volermi ammazzare.

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03/09/2008
 
DAL CARROZZIERE

Al volante del mio veicolo accidentato per colpa mia ("Lei ha la casco?" "E cos'è?" "Ahia..."), entro nel cortile dell'officina di sfiducia. Lui, il carrozziere osserva la fiancata e subito esulta con le braccia verso il cielo come se avesse segnato il gol decisivo durante la finale dei mondiali di calcio: si strappa la canottiera sporca di lubrificanti e la lancia in aria urlando evviva. Poi si calma, e mi chiede di portargli l'auto un'altra volta, oggi ha troppo da fare, deve prenotare una crociera a Tahiti per le vacanze di Natale. Prima di congedarmi, con aria molto discreta stappa una bottiglia di champagne e se la spruzza in testa.

Ancora dal carrozziere, questa volta per il preventivo. Lui, temo, in vista del guadagno ha già cominciato con certe spese: mi riceve in smoking di seta, beve cognac a canna dalla bottiglia e fuma rarissimi sigari avaiani. Appena rivede la fiancata scoppia a piangere di gioia; quindi sviene, ma non prima di consegnarmi un preventivo con al posto del totale un numero così alto che per scriverlo ha dovuto andare a capo tre volte.

Verso il golgota, cioè dal carrozziere. Appare in cielo il santo patrono dei carrozzieri e mi benedice. Ci ho pensato, e dopo aver preso della morfina, ho deciso, accetto il preventivo. Oggi devo lasciargli il veicolo per la riparazione. Il carrozziere mi accoglie allegro e interamente coperto di gioielli, rubini, diamanti. Ha persino una corona d'oro in testa. Ammira di nuovo il danno alla fiancata e per la felicità improvvisa un tip-tap. Infine chiede scusa, si ricompone e piglia il mazzo chiavi. Tuttavia non riesce a trattenersi dal mostrarmi le foto della immensa villa al mare che acquisterà quando avrò pagato il conto.

E' il giorno del ritiro. Noto che in mia assenza il carrozziere ha lastricato di platino i pavimenti  del garage. Lui, sorridente, mi aspetta nel suo ufficio, che è molto cambiato, ora alle pareti non ci sono più i poster dell'omino michelin ma dei Van Gogh originali. Provo la trattativa, imploro pietà. Chiudiamo il discorso con uno sconto dello 0,001periodico%, un cambio dell'olio, un calendario da tavolo, due adesivi però niente fattura. Mentre firmo l'assegno dalla sua stilografica Cartier, con la coda dell'occhio lo guardo fare le capriole.

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29/08/2008
 
INTERVISTA A UN ESSERE ANTICHISSIMO

Buonasera benvenuti nel consueto spazio dedicato alle interviste inedite, il nuovo innovativo format di questo sito. Anche stavolta l’ospite è straordinario. Siamo qui con un essere antichissimo: prima dell’uomo, prima dei dinosauri, lei c’era già. Signore e signori, un bel applauso alla tartaruga di terra.

Grazie, grazie.

Cara tartaruga di terra, si parla troppo spesso delle sue parenti acquatiche, quelle marine - protagoniste nei documentari e nelle vasche dell’acquario - ma sempre meno di lei. E tuttavia, per le dimensioni, l’indolenza, le espressioni del viso, lei resta l’unico rettile in grado di ispirare simpatia agli umani. In un tempo non lontano lei fu una bestiola da compagnia di gran successo: le famiglie la regalavano ai bambini, la tenevano in giardino, le davano da mangiare l’insalata. Ora invece, questo non accade più. Lei è passata di moda. Troppe volte l’abbiamo ritrovata morta in un buco o incastrata nei rami della siepe (“ecco dov’era finita!”). Lei, cara la mia tartaruga, sarà pure carina ma non sa fare l’animale domestico. Peccato.

Guardi, tutto ciò non mi dispiace affatto, preferisco starmene nelle foreste africane a dormire e cacare, senza bimbetti isterici che si divertono a rovesciarmi sul dorso. Tenetevi i vostri gatti e i vostri criceti, cosa volete che me ne freghi di voi.

Da sempre lei, cara tartaruga di terra, divide con la collega lumaca un malinconico primato: la fama di animale lento. Vai come una tartaruga, si dice fra noi mammiferi bipedi evoluti a chi cammina piano e resta indietro. La sua incapacità di correre, signorina, è stata irrisa sin dal tempo dei Greci, ricorderà certo l’episodio del paradosso di Zenone: a emblema della lentezza si prende, appunto, una tartaruga.

Non capisco di cosa stia ciarlando a vanvera, non ho fatto il liceo classico e soprattutto detesto le citazioni banali ma falsamente colte tipiche del popolino ignorante di cui lei in tutta evidenza fa parte. Delle vostre gare di velocità me ne fotto, io ho questo guscio a custodirmi, se qualcuno mi vuole ammazzare non ho bisogno di fuggire, mi basta tirar dentro le braccia e la testa e poi provatemi a pigliarmi. Io sono invulnerabile, signor mio. E non è poco.

Ma si tratta proprio di questo, signora tartaruga, lei non ha un posto nella catena alimentare: mangia - per lo più fogliame - ma non può esser mangiata, se non con estrema difficoltà, per colpa del carapace. Consuma senza consumarsi. Ed è anche longeva, chissà quante lattughe sottrae a noialtri viventi. Forse è giunto il momento di compiere il gran gesto. Quando ha intenzione di estinguersi? In questo secolo?

Povero illuso. E sono già pentita di averle concesso questa intervista: quasi quasi me ne vado. Forse impiegherò qualche ora solo per raggiungere l’uscita da questo studio, ma so portare pazienza. Intanto, mi chiama un taxi per cortesia?

Aspetti un momento.

Non mi sono sono neppure mossa.


Suo malgrado gho dovuto promettere alla troupe che alla termine dell’intervista avremmo cucinato un piatto buonissimo in suo onore, il celebre brodo di tartaruga.

Guardi che quello si fa con la testuggine di mare. Comunque, si azzardi a mettermi in una pentola e le faccio il guano dentro.

Non si preoccupi, l’acqua è già sul fuoco da un’ora, un bel tuffo e via.

Ehi, mi lasci, io sono protetta dalla legge, aiuto, chiamate la protezione animaaa…

Bene, amici lettori, si chiude anche questa puntata, ringraziamo il nostro fu ospite per la bella intervista e ora per la ricetta straordinaria di cui è principale ingrediente. Arrivederci al gentile pubblico. Sigla, sigla.

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26/08/2008
 
ANTROPOLOGIA DELLA SCELTA DEL VINO AL RISTORANTE
(ovvero: DOGMI E RITUALE PER I CETI MENO ABBIENTI)

Amici lettori, benvenuti alla consueta rubrica dedicata all'antropologia dei ceti medi. La puntata di oggi è dedicato al momento più imbarazzante per il maschio medio squattrinato che tuttavia per fortunata coincidenza si trovi, può capitare, a cena al ristorante o in trattoria, mettiamo, con una donna. Esso è: la scelta del vino. Ebbene, le signore femmine lettrici devono sapere che al contrario di quanto si ritiene, per il 95% dei maschi italiani, la carta dei vini è un documento del tutto indecifrabile.

Osserviamo. I due sono seduti, assieme al menù arriva la carta dei vini. Ora, chiunque è in grado di consultare un menù di cibi senza difficoltà e distinguere una pastasciutta da un frittura di pesce, un'insalata mista da un contorno di patate bollite. Ma il vino no, il vino richiede scienza da intenditori, ossia ricchi sfondati e sommelier. E il maschio medio italiano non risulta essere ricco sfondato (a casa sua beve le peggio cose), non fa il sommelier: è un totale incompetente e sa appena riconoscere un bianco da un nero – nell'elenco compaiono separati – o un chianti dal barbera, il primo toscano il secondo no. Ma tutto questa sua insipienza, non può confessarla. E allora? Nulla, tocca recitare. Lo fa per voi, signore. Per sé, per tutti gli astanti.

Torniamo ad analizzare il comportamento dell'uomo di fronte alla carta: egli finge conoscenza. Scruta pensoso le varie voci alla ricerca di un nome già sentito. Non lasciatevi ingannare dalla di lui concentrazione: egli simula. Non sta valutando quale rosso si abbini meglio alle pietanze scelte. Semplicemente, nella lettura, esamina l'unico criterio capace di guidarlo: il prezzo. Non vorrà figurare come tirchio (né con voi, né con sé, nè cameriere, per cui comunque in questa occasione prova timore) ma nemmeno spendere troppo (insomma il Brunello di Montalcino della Tenuta Reale di Castelgiocondo da 300 euro no, dai).

Poverino, come soffre. Una volta effettuata la selezione peraltro casuale o errata, il disagio aumenta quando il cameriere, un sadico, impone la sacralità del rituale. Costui, con la solennità di gesti imparata al liceo alberghiero, porta la bottiglia, la stappa e – attenzione - lascia annusare il tappo al maschio seduto. Il quale, o lettrici ingenue, non ha nessuna vi giuro nessuna possibilità di trarre qualsivoglia informazione dall'odore di un turacciolo di sughero: ma guardate come sta al gioco. Poi, rivolto al cameriere, compie l'unico gesto credibile, annuisce.

La commedia procede con l'assaggio. Un po' di vino, pochissimo, finisce nel bicchiere del maschio. Qui si decide in lui tutta la bravura dell'attore: se è bravo sostiene il ruolo. Per la prima volta in vita sua, ci mette il naso dentro, lo ha visto nei film. Poi magari se ne lascia passare un sorso fra le guance, come fossero i gargarismi. Trangugia, guarda il cielo e, dopo una pausa inutile, incrocia con il cameriere uno sguardo di complicità non ricambiata, come a dire, sì, è buono, approvo. E, sottinteso, adesso per cortesia se ne vada.

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08/08/2008
 
INFORMIAMO CHE DURANTE IL PERIODO ESTIVO I NOSTRI UFFICI OSSERVERANNO IL SEGUENTE ORARIO:

Cari lettori, in attesa che il grave problema dell’affollamento delle spiagge nelle settimane centrali d’agosto si risolva grazie al maltempo o a catastrofi naturali, il vostro affezionatissimo scrivente si ritira in un eremo montano sprovvisto di energia elettrica, al fine meditare sulla condizione umana contemporanea.

Chi suo malgrado si ostinasse a voler sapere come trascorro il tempo potrà tuttavia servirsi di un bizzarro servizio: questo arnese elettronico che a cadenza temporale registra le mie azioni e le descrive con un breve testo. Cose del tipo "è in coda sulla provinciale", "si ferisce con la sedia a sdraio", "mangia una caprese", et cetera.
Resta comunque aperta il salottino da conversazione, come sempre alla mercé di chiunque passi: dame, retori, maghe, gran giocolieri e personaggi parecchio confusi. Brava gente, insomma.

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07/08/2008
 
POUT POURRI DI NUOVI FORMAT PER L'INTRATTENIMENTO INFORMATIVO SERIALE

Cari amici, benvenuti all'innovativo format di questo blog: un contenitore estivo, in cui si parla di tutto un po' alla rinfusa e senza troppe idee dando tuttavia impressione di gran varietà di temi & notizie.

Cari amici lettori, benvenuti all'appuntamento con la rubrica di musica. L'estate è la stagione dei festival di jazz, persino il più remoto paesino di villeggiatura ha il suo (strano, per un genere musicale che nelle altre stagioni non se lo fila nessuno): si dice che nel mese di luglio in Italia si siano svolti contemporaneamente 8.345 festival di jazz, battendo così i festival del blues (solo 5.890).
Anche quest'anno il Festival Jazz di Montegruaro Marina ha registrato un record di presenze: ben sei persone hanno assistito al concerto del Fabrizio Nusucoli Quartet, e se al numero aggiungiamo la moglie di Nusucoli, sua madre e i quattro musicisti, arriviamo fino 11. Trionfo personale anche per il famoso pianista Giacomo Salazzuolo: per la prima volta in una lunghissima carriera, il suo spettacolo non è stato annullato per totale assenza pubblico. La serata finale ha visto sul palco un ospite speciale del calibro di James J. Jameson, autodidatta del sax contralto celebre per le collaborazioni con Miles Davis (con Davis non hanno mai suonato insieme però James per alcuni mesi è stato il suo commercialista). Ed ora, in omaggio al bel canto trasmettiamo un mp3 illegale di Massimo Ranieri.

Buongiorno amici lettori, che caldo vero? Benvenuti all'appuntamento con la vostra rubrica di viaggi: oggi vi daremo alcuni consigli su cosa mettere in valigia. Lo sappiamo benissimo, ogni estate vi dimenticate le ciabatte da doccia a casa e vi tocca comprarne un paio - orrende e costose - al minimarket coi prezzi quadruplicati per turisti. E dunque, seguite il nostro arguto suggerimento del mese: segnatevi in lista il kit cucito di emergenza (quello fregato all'albergo nel '97 va benissimo), il phon, una sveglia, la felpina per la sera, non si mai, l'ombrello e soprattut---

Buongiorno, interrompiamo senza preavviso la lettura delle rubriche agostane per darvi alcune informazioni sul traffico: code infinite fra Roncobilaccio e Barberino del Mugello in entrambe le direzioni causa lavori in corso, incidenti, tir in fiamme e volanti della polizia a caccia di auto da perquisire a caso. Invito alla prudenza tra lo svincolo Verghereto e la provinciale Concerviano-Pratoianni all'altezza di Sommaiolo: c'è un gatto morto per terra sulla corsia di sorpasso e tutti rallentano per schivarlo (o guardarlo). E' tutto, a voi la linea.

Bene, avremmo potuto allietarvi con cultura, gossip, hi-tech, sport, oroscopi e cruciverba ma in tutta sincerità ci siamo stufati quanto voi, e quindo dopo un tale fragoroso diluvio di news e salti di palo in frasca, l'articoluzzo di oggi si chiude qui. Arrivederci a presto con nuova puntata!

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