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Cronografia di un modo del tutto personale di distinguere il bene dal male e il brutto dal bello.




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19/05/2008
 
DELLA FENOMENOLOGIA DEL DIMENTICATORE DI PARCHEGGI (OVVERO: STORIA DI UNA STRAORDINARIA SCOPERTA DESTINATA A CAMBIARE LA VITA A MILIONI DI PERSONE)

Cari amici, eccoci a voi con la consueta rubrica dedicata ai motori: oggi parleremo della grave piaga dei dimenticatori di parcheggi, ossia gli smemorati che la sera parcheggiano la macchina in un posto lontano da casa poi vanno a dormire e il mattino non si ricordano dove l'avevano messa. Una categoria a cui chi scrive si onora di appartenere. Ma ancora per poco, e tra breve capiremo il perché.

Il dimenticatore di parcheggi ha una vita durissima. A causa della sua, diciamo così, malattia, perde un sacco di tempo: ogni giorno arriva in ritardo agli appuntamenti e al lavoro e se tenta di spiegare il motivo, nessuno gli crede.

Passiamo allo studio scientifico del fenomeno. Otto e un quarto. Il dimenticatore di parcheggi arriva in strada, si dirige sereno verso il luogo ove crede di aver lasciato la vettura il giorno prima. Ma non la trova. Eppure era convinto che fosse proprio lì, porcogiuda. E adesso?

Il dimenticatore di parcheggi trascorre ore e ore camminando a piedi per tutto il quartiere alla ricerca del veicolo, invano. Si concentra, prova a ricostruire il percorso, i gesti, i particolari, i ricordi: nulla. Nei casi più disperati, finisce per chiamare i vigili urbani, magari gli hanno portato via l'auto col carrattrezzi per qualche motivo, forse lì dov'era dava fastidio.

I vigili urbani conoscono bene il dimenticatore di parcheggi: lui, in quanto dimenticatore di parcheggi, gli telefona molto spesso, e loro lo riconoscono subito dalla voce. Ah ah, è lei? No, scusi, non sto ridendo. No guardi ci spiace, nemmeno oggi è colpa nostra. Guardi meglio.

A questo punto il dimenticatore di parcheggi è preso dal panico, ma non riesce a rassegnarsi all'idea di essere lui, così sbadato, la causa dello smarrimento della macchina. E perciò giunge all'unica conclusione possibile, la più drammatica: pensa che gliel'abbiano rubata, e così, quasi contento, va dai carabinieri a denunciare il furto. Tuttavia, pure i carabinieri sanno bene quale razza di rincoglionito sia il nostro amico dimenticatore di parcheggi: non è la prima volta che se lo vedono arrivare al commissariato. Oramai allo sportello lo accolgono fra battute, fischi e pacche sulle spalle. Ancora qui stai? Ma smettila, già una volta hai sporto denuncia e poi la macchina era a tre metri da casa tua, dai, torna quando sei proprio sicuro.

Lo buttano fuori a calci, ma con simpatia. Il dimenticatore di parcheggi se ne va a casa a piedi,  distrutto. Maledice se stesso e i proprietari di garage, impreca, sta quasi per piangere. Poi all'improvviso, un lampo: si dà una manata sulla fronte. Ma sì, ma sì, l'ho messa laggiù in fondo di fronte al panettiere! E' stanco morto però corre, deve sapere. E infatti, eccola lì.

Sto andando all'ufficio brevetti a depositare l'invenzione del secolo: il marchingegno in grado di salvare milioni di dimenticatori di parcheggi. Niente di elettronico, funziona in modo molto semplice: consiste in una carta geografica dell'isolato, schizzata a pennarello sul muro del salotto vicino alla porta, e una puntina da disegno: appena rientrato a casa dopo il posteggio, il dimenticatore dovrà solo indicare la posizione esatta sulla mappa che il giorno dopo, prima di uscire, consulterà. La sera successiva sposterà la puntina e così via. Io stesso da anni utilizzo questa tecnologia con ottimi risultati.

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15/05/2008
 
ASCESA E DECLINO DEGLI STUZZICADENTI

Il passato è simile a un paese lontano, dove le forme si manifestarono in maniera diversa da come ritiene il senso contemporaneo. Oggetti che in un'epoca avevano ragion d'essere, con lo scorrere dei secoli scompaiono: poi tornano alla luce, ma sono inerti, muti, indecifrabili nel loro valore. Un archeologo prima o poi, ritroverà tracce di nostri utensili, ma essi avranno perso ogni significato. Il banale, rivestito dal tempo, può ammantarsi di mistero. A questa rubrica spetta il compito di tramandarne la spiegazione.
Confidiamo che questo testo pervenga in qualche modo alle generazioni prossime venture. E sia loro d'aiuto.

Amici del futuro, ci sentite?
Siete lì?
Bene.
Sì, siamo commossi anche noi.
Vi scriviamo da una civiltà oramai estinta, precedente alla vostra. Cercheremo ora di aiutarvi a illuminare l'impenetrabile oscurità della vostra Storia remota. Vogliate esserne grati.

Una premessa sul metodo. Amici del futuro, potremmo darvi migliaia anzi milioni di notizie interessanti su di noi, sui nostri costumi, il nostro vivere. Ma sarebbero troppe
, non ce la faremmo mai, lo spazio è poco.
Perciò, nel l'immenso catalogo di argomenti possibili, abbiamo deciso di sorteggiarne a caso un solo di cui informarvi.
E solo di quello ci occuperemo.
E l'argomento selezionato dal caso è: gli stuzzicadenti.
Su tutto il resto ci spiace ma dovrete arrangiarvi.

Sappiamo – o meglio, immaginiamo – che avete trovato nostri manufatti: piccoli bastoncini di legno, acuminati da entrambi i lati, chiusi in una scatola su cui sta scritto un nome asiatico, giapponese per l'esattezza (Sakura, Sayonara) ma in caratteri latini. L'iconografia reca ancora l'immagine di un samurai, il che non vi aiuta a comprendere. Vi chiederete se questi appartenessero a una religione, a un qualche rituale di sincretismo. Forse erano legnetti magici. Forse erano pezzi di un gioco. Forse avevano solo un significato simbolico, esoterico.

Amici del futuro, nulla di tutto questo. I bizzarri strumenti che avete fra le mani erano chiamati, al nostro tempo, stuzzicadenti. Un'industria fiorente, per un certo periodo. Erano assai diffusi sulle tavole del XIX e il XXI secolo dopo Cristo , specie nei ristoranti. Stavano lì in mezzo, nel loro contenitore di vetro. A fine pasto, i più zozzi di noi, di solito maschi, li usavano per pulirsi la bocca dai residui di cibo. Una pratica disgustosa, ne conveniamo.
Alcuni umani, nel fruirne, coprivano l'operazione con l'altra mano disposta a conchetta per nascondere il gesto ai commensali.
Altri, senza pudore, ostentavano il comportamento senza neppure dissimularlo.

C'è da vergognarsene. Chi scrive, per dire, non ne fece mai uso. Difatti l'impiego di tali attrezzi si fece sempre più raro. I nostri simili cominciarono a servirsi di arnesi differenti, più adatti all'igiene. Ad esempio: una piccola spazzola, un filo di nylon, stavolta non a tavola ma casomai nella solitudine del bagno, di fronte ai lavandini e agli specchi.
I fabbricanti di stuzzicadenti fallirono, o rivolsero la loro attività verso prodotti meno riprovevoli. Gli stuzzicadenti passarono di moda, furono sepolti nell'oblio: la Storia correva verso l'evoluzione, e giunse a voi, ma senza memoria.

A presto, amici del futuro. Provvederemmo a darvi altre più utili informazioni sul nostro presente (ossia il vostro passato remoto) ma non possiamo. Accontentatevi di queste poche righe.
Ora torniamo alle nostre faccende, e voi alle vostre.

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12/05/2008
 
INTERVISTA A UNA PASTIGLIA PER LE LAVASTOVIGLIE

Amici lettori, benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica i grandi quesiti del nostro tempo. Un appuntamento dedicato alle  domande che l'intera umanità si pone, tipo chi siamo, esiste Dio, cosa c'è dopo la morte. Il dilemma di oggi è: per la lavastoviglie, meglio il detersivo in polvere o le pastiglie? E cosa contiene la pallina blu? Ne parliamo con la diretta interessata, la pastiglia.

Carissima pastiglia per lavastoviglie, è un vero onore averla qui con noi oggi. Un bel applauso per la nostra amica pastiglia, emblema della modernità. Senta: ci spiega questa storia della pallina blu? La tiene lì solo per bellezza e al fine adescare le massaie ignoranti ottenebrate dalla pubblicità invasiva, oppure essa ha un qualche motivo di esistere?

Non dovrei parlarne ma siccome la risposta sta scritta sulla scatola, e voi non leggete,  rivelo una volta per tutte, qui di fronte a lei e a questo gentile pubblico, la Verità.
Lei, caro Confuso, di certo ha presente il brillantante, il misterioso liquido giallo o verde da versare nel beccuccio all'interno dello sportello. Ebbene, la mia pallina blu integra e sostituisce il brillantante. In poche parole, se lei compra me dopo può evitare di acquistare il brillantante. Un bel risparmio, insomma.

Be', allora complimenti davvero: questo è vero progresso, acciderba. Però vorrei porle un obiezione: prima di questa intervista, i nostri tecnici hanno provato per circa un mese le sue colleghe pastiglie igienizzanti  Pril al bicarbonato con pallina blu.

Immagino siano rimasti soddisfatti dall'esperimento.

No, cara la mia pastiglia. Al termine del lavaggio i piatti erano abbastanza puliti, certo, ma puzzavano.

E' impossibile. Avrete sbagliato qualcosa nella programmazione. Vediamo. A quale temperatura andava la macchina?

Le proibisco di contraddirmi, cara pastiglia. Abbiamo provato tutte le temperature e tutti i programmi: intensivo, delicato, normale, solo cestello inferiore, eccetera. E il risultato era invariabilmente lo stesso: al termine, bicchieri e fondine emanavano un cattivo odore aspro.

Ho capito, il problema è un altro. Avete una lavastoviglie di pessima qualità. Magari italiana. Provate con una tedesca e vedrete. Io sono innocente.

Pure razzista, la nostra amica pastiglia, complimenti. Ma non ho voglia di litigare, cambiamo discorso, le rivolgo un'ultima domanda: cosa succede se un bambino la ingerisce?

Muore dopo un paio d'ore di orribile agonia, ma questo cosa c'entra?

E qui la volevo! Non solo esala un tanfo ripugnante, ma è anche una potenziale omicida. Se ne vada, su questo sito non intendiamo ospitare assassini.

Ma mi lasci spiegare, queste sue domande sono capziose!

Stia zitta, meno parla meglio è, lei si sta rovinando da sola. E la smetta di vestirsi con tutti quei colori finti. Ridicola, e pure antipatica. Amici lettori, la nostra rubrica termina qui, daremmo fuoco al pastiglia ma temiamo sia pure esplosiva e quindi ci limiteremo a sbriciolarla nel water in segno di disprezzo.
Arrivederci.
Sigla.

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07/05/2008
 
MONOGRAFIA SULLE POSSIBILI SINERGIE DI SVILUPPO TRA ECONOMIA GLOBALE E DIFFUSIONE DELLA CULTURA SECONDO L'ICONOLOGIA DEI EBBASTA CON STO TITOLO DAI

Buonasera cari lettori, e benvenuti al consueto appuntamento con la pagina culturale di questo blog.

L'argomento di oggi è delicato e merita serietà: si corre il rischio di scivolare sul sottile crinale tra discriminazione e moralismo. D’altronde, pare sia questo il clima ideologico dell’epoca, e il problema va affrontato: la convergenza fra aumento dei flussi migratori e il declino culturale dell’occidente incombe.

Calma, però. Non ci riferiamo al problema dei bimbi cinesi che rubano il lavoro ai poveri bimbi italiani. Né alle minorenni bielorusse che portan via clientela alle bagasce nostrane. E neppure agli zingari che con le loro roulotte sottraggono il parcheggio ai camper di noi nativi, né ai venditori di rose in pizzeria o ai semafori, vera causa del declino dei fioristi bianchi stanziali.

No, amici. Vogliamo dire qualcosa su una categoria ingiustamente dimenticata. Una categoria che non nuoce a nessun concorrente: gli africani che vendono libri davanti ai cinema d’essai o ai negozi della feltrinelli - luoghi solitamente frequentati da un pubblico progressista ma danaroso e quindi incline all’acquisto di oggetto nobile quale tutto sommato è un libro.

Ora, ammettiamolo: la tenacia di questi africani è davvero ammirevole. Io stesso, sconfitto dal formidabile pressing di un ambulante senegalese altro due metri e parecchio loquace ho dovuto cedere, e comprare un libercolo. Il quale libercolo, tuttavia, alla prova della lettura, si rivelato una gran schifezza. Mal scritto, firmato da un autore sconosciuto, poche pagine, un sacco di bianche, pessime illustrazioni.

E allora, lancio da qui la mirabile proposta: grandi editori italiani, vogliamo andare fino in fondo con questa cosa della globalizzazione? Vogliamo dare una svolta al crollo delle vendite? Sì? Coraggio! Chiudete tutte le librerie e arruolate i senegalesi. Di sicuro un senegalese a piedi costa meno di un megastore da 3.500 metri quadri in centro con casse,  personale, scaffali e tutto il resto. Già me li vedo per strada: migliaia di giovani neri carichi di romanzi, decisi nel promuoverli, capaci di  venderli. “Ciao amigo, qua la mano, ha mai letto Borges? Eddai, leggilo, così diventi intelligente e io vado a comprarmi un panino.”

Come mai nessuno ci ha ancora pensato?

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01/05/2008
 
NUOVE FRONTIERE DELLA CORRISPONDENZA CON GLI ISTITUTI BANCARI NEL TARDO CAPITALISMO IN STATO AVANZATO

da: security@BancadiRoma.it
a: Te

Gentile Cliente Banca di Roma,
per i motivi di sicurezza abbiamo sospeso il suo acceso on line al conto corrente.
La sua sicurezza e la nostra priorita piu alta. In linea con le migliori pratiche di servizi bancari on line, UniCredit Banca Di Roma richede di confermare imediatamente la presente digitando i suoi codici di aceso al indirizo https://bancadiroma.truf.ocio.it. Questa misura di sicurezza e necessaria per tutti i clienti. La ringraziamo per la cortese collaborazione.

Unicredit Group -  Banca di Roma


Buongiorno Banca di Roma, siete molto simpatici e carini. Tuttavia, c'è un problemuccio: non sono vostro cliente. Peccato. Quindi non ho né conto corrente né password né nulla. Strano che non lo sappiate. Arrivederci, e nel frattempo fatevi un bel ripasso di ortografia, ne avete bisogno.


Gentile Cliente
scusi, ci siamo sbagliati: siamo Banca Intesa. Lo sapiamo benisimo che lei non e cliente Banco di Roma ma nostro. Bravo, ottima scelta. Ora, perro, gentilmante completi la verifica con questa procedura protecta: vada su https://fregatur.bancaintesa.it e digiti i codici di aceso al suo conto currente. E' toto sicuro, stia tranccuilo.


Caro signor Intesa, come sta? Senta, la ringrazio tanto della lettera. Ma: io non ho mai avuto un conto con voi. Glielo giuro. Mai mai mai. Quindi non posso verificare alcunché. Addio. Ah, mi raccomando, quel corso di italiano.


Gentile Cliente,
le precedenti email rappresentavano un piccolo test per vedere se stava attento o era distatto. Exacti, non siamo né Bancaintesa né Bancadiroma: siamo Bancoposta. E lei è il nostro amato cliente. Complimenti, lei ha vinto il Concorso Bancoposta Ultrasicuro, il programa di feddelta dedicato ai possesori di conto corrente che non cascano nei nostri scherzi. Vocliamo premiarrla con un versamento ommagio di 600 milioni di euro sul suo conto, a nostro carico. Per achettare il versamento clicchi subuto su http://254.mafiarussa.BancoPosta.it e inzerisca i suoi codici di accesso personali e segretissimi. La ringraciamo di aver scelto i nostri servizi e porghiamo gli meyori saluti.


Salve amigu, il bancoposta so manco cos'è, cosa vuole che inserisca. Riprovi, sarà più fortunato. E si compri una grammatica, son soldi ben spesi.


Gentile Cliente,
complimenti! Lei ha superato brilantemmente la nostra prova di siqureza! Noi siamo davero la Sua banca, la sua VERA e unica banca! Stiamo sperimentando nuove misure atitudinnali a campione per accresscere il livello di prudenza nella clientela ed educarvi a combattere quei bastardi che tentatano di entrare illegalmont nei conti bancari e fottervi todo! Bene, per completare l'esame a pieni voti lei deve solo rispondere a queste due semplici domande finali: 1) quale è la sua banca (cioè chi siamo noi) e 2) quale la paswaord del suo contto. Avanti, un oultimo sfjorzo.


Madonna come scrivete male. Comunque no, non mi fido.


Andiamo, ma non ci riconosci? Siamo noi, la tua banqa! La banqa di... di...? E la possward, te la ricordi? Dai, est facille!

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29/04/2008
 
CONTRO IL DECLINO DELLA CORDIALITÀ NEI RAPPORTI UMANI PER STRADA

Amici, una breve osservazione socioantropologica a margine della quotidianità: è ora di combattere la triste tradizione italica del malcostume nelle strade. No, non le mignotte: parlo del traffico. E’ una vergogna. Avrete notato anche voi come le nostre genti abusino di male parole quando sorgano piccole controversie: un linguaggio, una gestualità, una maleducazione indegna di un paese nobile e colto come il nostro.

Faccio un esempio: poco fa, viaggiando a tutta velocità a bordo della mia simpatica vettura, poiché ero in ritardo mi son visto costretto ad accelerare sulle strisce, correndo così il rischio di arrotare un incauto quanto anziano pedone. Ebbene, costui non solo non mi ha chiesto scusa di aver comunque attentato, seppur involontariamente, alla franchigia della mia già costosa assicurazione. Ma ha persino cominciato a urlare termini irripetibili, il cafone. E che sarà mai. Sono pure riuscito a scansarti, mica ti ho ammazzato. E se hai paura delle auto, stai a casa, o vai vivere in campagna, non in città.

E non è tutto. Quando suono lungamente il clacson al principiante sulla macchina marchiata scuola guida davanti a me, spesso il di lui docente si sporge dal finestrino facendomi segno di passare con la mano. Ma il suo gesto è deciso, scortese, quasi rabbioso. Insomma, ci resto male. Perché tanto rancore? E perché non andate ad insegnare da un’altra parte anziché intasare le pubbliche vie? Maleducati.

La casistica è ricca: per dire, mi capita sovente di lasciare la macchina sui passi carrai o davanti alle saracinesche di garage altrui. Sapete com'è, succede: questa è l’era delle urgenze e della fretta, non sempre ho il tempo di cercare un vero parcheggio. Magari devo risolvere una commissione, magari le commissioni diventano due, in mezzo ci prendo un caffè al bar, quattro chiacchiere con la cassiera, la lettura del giornale, eccetera. Nulla di divertente, anzi. E tuttavia, quando torno sul luogo della sosta, dopo ore e ore, mi capita di trovare il proprietario del garage che protesta furiosamente per la lunga attesa. E mi copre di contumelie, bestemmie e minacce verbali o persino fisiche.

Insomma, in giro c’è troppa gente che urla, si lamenta, strepita, eccede del turpiloquio. Eppure basterebbe poco per essere gentili. Che peccato.

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23/04/2008
 
LE GRANDI DOMANDE DEL MATTINO (PRIMA PUNTATA)

Cari amici, nel segno dell'innovazione eccoci al primo appuntamento con l'angolo del mistero, l'inedito format di intrattenimento di questo sito: una breve rubrica dedicata a grandi quesiti senza risposta, viaggi senza ritorno negli abissi della psiche umana. Di fronte a noi si spalancano immensi i cancelli dell'Ignoto.

Da sempre dati statistici e ricerche sperimentali ci raccontano come i comportamenti individuali siano indecifrabili alla ragione e seguano percorsi oscuri: cominceremo dal più grande enigma di tutti. Cioè: la colazione. Sì amici, la colazione alla mattina, questo rito ancestrale, forse magico, nasconde tanti, troppi segreti.

Ad esempio, come mai alcuni consumano la colazione ancora in pigiama, ossia subito dopo la sveglia, mentre altri ne fruiscono già da vestiti? Quale arcano si nasconde dietro la scelta della bevanda, caffe o tè caldo? Per quale motivo c'è che preferisce gli oro saiwa ai rigoli? I pavesini ai colussi gran turchese? I bucaneve doria ai galletti? E come comprendere fenomeni bizzarri quali le fette biscottate, i cereali nel latte tiepido, l'imburramento del pane?

E ancora: esiste davvero il latte macchiato o è solo una leggenda? Cosa spinge molti di noi ad uscire da casa digiuni per recarci al bar davanti alla fermata dell'autobus e concederci senza fretta il cornetto e cappuccino a pagamento in piedi e magari senza regolare scontrino? E perché mai i tedeschi in vacanza negli alberghi del nostro paese si cibano di salame e prosciutto cotto insieme al sidro di mele? Sono pazzi? Hanno ragione loro e torto noi?

Vedete anche voi, amici, quale infinito mistero sia la varietà di atteggiamenti nel cerimoniale della colazione. Con questo genere di inquietanti domande irrisote vi lasciamo alla proseguimento della vostra giornata, certi di avervi instillato dubbi che vi accompagneranno fino a notte torturandovi nell'incertezza. A presto con nuove ossessioni, nuovi prodigi paranormali.
Arrivederci.

Copyright: x§ personalitaconfusa | commenti (101) | xmalink


19/04/2008
 
INTERIOR DESIGN

Cari lettori fashionisti, per il consueto appuntamento con l'interior design siamo collegati con il nostro inviato, il blogger Confuso, in diretta del più prestigioso evento dedicato all'architettura d'interni e all'arredo artistico. A te la linea, Confuso.
 
Amici lettori, In questo momento ci troviamo nel padiglione dell'arredobagno in una magnifica esposizione di oggetti di gran pregio, ideati dai più grandi geni del nostro tempo e quindi proibitivi per quanto riguarda i costi spaventosi a  voi pezzenti ma di sicuro effetto sul piano estetico. Ecco il titolare dello stand che ci viene incontro per cacciarci via: cercheremo di farcelo amico. Buongiorno, siamo la troupe del blog Personalitaconfusa.

E che cazzo è?

Ehm... Internet, web. I blog. Ha presente?

Ah, Internet. Forte.

Vuole raccontarci quali sono gli ultimi tendenze in materia di gabinetti?

Bè, il nostro bathstyle recupera lo spazialismo simmetrico dell'espressione adeguata a un fascino asimmetrico per soluzioni mediate dall'avanguardia angolare. In parole semplici, la nostra analisi strutturale della realtà si allontana dalle remore funzionaliste e coniuga cultura creativa con la sintesi concettuale alla ricerca audace del lusso più sfrenato.

Mi pare ovvio. Ci fa vedere qualcosa?

Qui abbiamo uno splendido orinatoio in resina titanica e ametista, ma per chi come voi preferisce l'estetica high-tech la scelta più naturale è il magnifico sciacquone a riconoscimento vocale. Viceversa nelle categoria tazze da cesso, ecco le forme più innovative, dalla semisfera al cilindro, dalla piramide all'ovoidale fino al parallelepipedo rotabile sul perno fisso del simpatico scarico trasparente.

Sì ma sembra tutto scomodissimo.

E lo è. Però 'sta roba l'ha disegnata un designer canadese e quindi costa come se fosse d'oro.
Passando all'accessoristica più ricercata, osservi l'allure rétro neobarocco coloniale di quel portacartaigienica  in wengé e pelle di pitone,  o il minimalismo di questo innovativo (e assai caro) spazzolone da water firmato da un creativo giapponese.


Stupendo. Senta, e per quanto riguarda le assi da seduta?

L'ultima moda è l'asse di legno in frassino cocco e macassar, ma un'alternativa ancora più raffinata benché disagevole è quella del rivestimento in cristallo temperato al vetro soffiato di Murano. Tuttavia, lasci che le mostri il nostro bidè in pietra supai e labradorite bianca con erogatori d'acqua a effetto ruscello: vien quasi voglia di metterlo in salotto. E poi, che mi dice di questa turca in alabastro e onice tigrato con maniglie a scomparsa, progettata da un architetto di grido?

Bella domanda.

Vuole provarla?

No grazie, basta così. Per oggi è tutto, il collegamento si chiude qui. Amici lettori, a presto con un nuovo elegante reportage dal pianeta interior design. Alla prossima!

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15/04/2008
 
INTERVISTA ALL'ACETO BALSAMICO DI MODENA

Buonasera, eccoci alla consueto appunamento con l'ospite: oggi è con noi un personaggio davvero straordinario, mai intervistato prima da nessun altro giornale rivista o programma televisivo. Un bel applauso per lui: l'aceto balsamico di Modena!

Buonasera a lei e a tutti i lettori. Che accoglienza calorosa.

Carissimo amico balsamico, grazie di aver accettato il nostro invito. Lei è un volto noto: molti di noi l'hanno vista ai tavolini dei ristoranti sul ripiano dei condimenti insieme a divi quali l'olio extravergine, la saliera, il macinapepe, suo cugino l'aceto normale. Eppure lei, balsamico, in questa combriccola spicca sempre per la sua bella figura da snob abbronzato, quasi volesse distinguersi dagli altri. E' vero?

Sì. Un po' mi vergogno di stare in loro compagnia. Quando siamo lì tutti assieme, al sale non rivolgo neppure la parola: lui mi dice buongiorno e io non gli rispondo. Si tratta di una questione di classe: sono l'aceto balsamico di Modena, mica il primo scemo che passa. Sono agrodolce, bruno, profumato. Discendo dal miglior mosto d'uva cotto, mentre il collega aceto rosso è poco più di un vino marcio.

D'accordo, balsamico, adesso però spieghi meglio questa storia dell'abbronzatura: come fa ad aver sempre questo bel colore scuro?

Le svelerò il mistero di tanta avvenenza: per sembrare più alto, mi allungo con qualche goccia di colorante, come fosse un'ombra di trucco. Non se ne accorge nessuno. La cosmesi mi imbarazza, perciò ammetto di usarla a bassa voce, lo scrivo in caratteri minuscoli anzi quasi illeggibili in fondo alle note dell'etichetta. E poi, voglio dirle un segreto in un orecchio: aggiungo un po' di caramello alla miscela, eh eh.

Ohibò, dunque lei, balsamico, è un immondo truffatore. Questa del caramello e dei coloranti non la sapevo. Perché allora la considerano pregiato? E come mai ha un prezzo così alto?

A dire il vero, costo assai meno di mio zio, il vero Aceto Balsamico Tradizionale a Denominazione d'Origine Protetta. Lui sì che è un aristocratico, puro e incontaminato, e infatti per comprarlo ci vuole una barca di soldi. Lo si trova solo nelle gastronomie di lusso o sulle tavole delle famiglie ricche: banchieri, notai, nobili ereditieri. In confronto a lui io sono un tipo semplice, alla mano. Ma per colpa del mio vizio di edulcorarmi, finisco sui buffet delle mense aziendali e negli scaffali dei supermercati, alla mercé di voi plebei.

Colpo di scena, signor balsamico. Dunque lei è un impostore. Si alzi subito e abbandoni lo studio prima che la stappi e la versi nel cesso, disonesto farabutto che non è altro.

Oh oh, spiritosissimo. Confuso, adoro il suo sense of humor.

Sense of humor 'sta ceppa, caro balsamico ladro imbroglione avvelenatore di insalate: sto soltanto cercando di rimanere calmo. Amici lettori, vi prego di accettare le mie scuse, la puntata termina qui, ci rivediamo presto con un nuovo incontro. Security, svuotate nel lavandino questo orribile mascalzone prima che lo denunzi. Arrivederci alla prossima intervista, sigla.

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13/04/2008
 
ELEZIONI

Ogni volta che vado a votare, vengo colto da agitazione. Non per la scelta, ma per l'operazione formale in sé: mi mette ansia. Ho sempre paura di sbagliare qualcosa, e votare è una cosa seria, quasi un esame. Forse per questo usano le scuole.

Eppure oggi mi pare di essere preparato. Mi presento al seggio, nella sezione corretta. Nel silenzio, saluto i presenti in aula - un buongiorno cordiale ma discreto - e  con passo sicuro mi dirigo verso la scrivania giusta, quella delle registrazioni per maschi. Consegno i documenti allo scrutatore preposto al riconoscimento. Da vero cittadino modello mi lascio osservare da lui: mi avvicino per permettergli di confrontare il mio viso con quello raffigurato nelle fototessera. Bene, per ora tutto procede senza intoppi.

Ricevo le schede MA non dimentico come mio solito la matita. Ascolto l'indicazione numerica della cabina ove entrare. Non farò come l'ultima volta, quando invasi la cabina sbagliata spaventando la signora che ci stava già dentro.

Ottimo, nessun errore, per adesso. Nessuna gaffe. Sto molto attento a non sovrapporre i fogli, al contrario di quanto ahimè feci in una consultazione precedente annullando un voto assai sofferto. Sono persino encomiabile per velocità: so già dove mettere la croce, quindi non ci devo neppure pensare. Ho persino imparato a piegare le schede da solo e nel verso giusto: anni fa dovetti chiedere al presidente di seggio di venirmi a soccorrere; stavolta, per eludere disguidi imbarazzanti, mi sono allenato a casa con l'origami.

E' quasi finita e, miracolo, non ho combinato nessuna brutta figura. Evviva. Apro le tende e mi dirigo, trionfante e severo, verso il banco dove mi attendono il presidente di seggio e le mie carte. Mi sento osservato ma sono tranquillo. Molto tranquillo.

Ed è a questo punto che, con grande disinvoltura, infilo documento d'identità e tessera elettorale nell'urna di cartone.

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10/04/2008
 
COME DIVENTARE GIOVANI, SANI E BELLISSIMI
IN 10 SEMPLICI MOSSE

Benvenuto al consueto appuntamento con la rubrica della salute, perfido sedentario che non sei altro. Sì, ce l'ho con te. Tu, tu lurido schiavo di un'alimentazione deleteria, solo ora ti accorgi di come la letargìa consumista ti abbia ridotto a un catorcio. Dico a te, sozzo pantofolaro privo di tono muscolare, tu vestito come se avessi ancora diciott'anni anche se dopo una rampa di scale ti fischiano i polmoni. Hai capito bene, caro il mio chiappe flosce con pancina da alcolista e fiato corto: non sei più un adolescente, è giunto il momento di salvarti la vita prima della definitiva decadenza fisica et cardiorespiratoria foriera di un possibile improvviso e nemmanco così lontano trapasso.
E quindi, ecco i 10 facili consigli da seguire.

- Distruzione luddista dell'ascensore condominiale: con le sue lusinghe esso ti impedisce di trarre salubre profitto della ginnastica dei piani delle scale, specie quando ti porti i sacchi della spesa;

- Abrogazione del pasto di mezzogiorno, sostituito con mezza mela e un'ora di attività sportive nella più vicina palestra: razionalizza il tempo, diobono, evita di perdere minuti preziosi a tavola!

- Ovunque tu debba recarti, rinuncia a mezzi di locomozione dannosi come automobili, aerei treni, ecc. Ci si muove con la bicicletta, meglio se col freno tirato. Ovunque, su qualsiasi distanza.

- Abolizione di tutte le bevande che non siano acqua o centrifuga alle verdure. Una spremuta di rapanelli e cavolfiore non sarà granché come aperitivo ma di certo giova a fegato e reni.

- Distruzione radicale delle sedie. E sì. Tutte, a casa e anche in ufficio. La sedia è una creatura maligna, invita al riposo, alla cattiva postura. Anche al lavoro: oplà, otto ore filate in piedi, se ce la fanno i metalmeccanici e i muratori ce la fai anche tu. Avanti, comincia a dar fuoco a divani e poltrone, osceni strumenti del demonio!

 - Inutile aggiungere che devi dimenticarti della sigaretta dopo il caffè, entrambi vanno banditi come il salame in Iran.

- Ogni giorno, nel raro tempo libero, sport a più non posso. Non hai più tempo libero? Figuriamoci. E la notte, allora? Fuori dal letto e vai a correre di notte, da bravo.

- Scusa ma cosa cazzo è questa storia del cappuccino col cornetto a colazione? Ma siamo impazziti? Yogurt all'avena. Un uovo. Se proprio vogliamo esagerare, un kiwi. Una pera cotta, non di più.

- Ma per piacere. Ma quale noia, dai. Ma lo sanno tutti che gli esercizi a terra per gli addominali sono divertentissimi!

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05/04/2008
 
SUBURBS NIGHTLIFE & MOVIDA CITY GUIDE

Eccoci a voi con la consueta rubrica dedicata a nightlife e movida: le location di oggi sono un po' fuori mano, ma si tratta di indirizzi stravaganti e meno conosciuti di quelli sempre uguali suggeriti dalle altre guide. Stupite i vostri amici: fategli scoprire una città differente, quella pittoresca delle periferie, ove il vostro scrivente cicerone abita. Pronti? Via!

Bar Paninoteca con Maxischermo [ohè, sull'insegna non c'è scritto altro, ndr]
Un bar allegro, affollato dal pomeriggio in avanti, di sera pieno zeppo di gente. Come mai attira tanta clientela? Semplice, è l'unico locale aperto in tutto quartiere. E poi pulsa  di iniziative e idee sempre originali e interessanti: in questo momento vanno forte la saletta dedicata agli imperdibili anticipi di Juve Inter e Milan su Sky in tv (maxischermo si fa per dire) e le postazioni coi videopoker truccati - il proprietario è tanto gentile da consentirne l'utilizzo anche a minorenni e pensionati rincitrulliti capaci di giocarsi 500 euro al giorno nella speranza di vincere un latte macchiato o tre giri di amaro averna. Insomma, vi ritroverete in un'oasi di vero divertimento, un piccolo Maracanà, una piccola Las Vegas. Solo, evitate la birra, se chiedete una media chiara alla spina vi portano la Dreher calda avanzata dai muratori a pranzo. Curiosità: il locale è amministrato dalla 'ndrangheta.

Pizza Take Away snc
Qui si mangia la miglior pizza in piedi della città: mettetevi in coda, ordinate la vostra margherita e nell'attesa godetevi il relax di un'atmosfera magicamente retrò: potrete ascoltare ad altissimo volume la selezione musicale pop-rock nostrana (Antonacci, Pooh, 883) o sfogliare vecchie copie della Gazzetta dello Sport. Clientela simpaticamente etno-melting pot di senegalesi senza il permesso di soggiorno e baby prostitute slave in pausa di lavoro. Curiosità: non si rilascia scontrino fiscale.

Tavola Calda "T - Lotto e Tabacchi"
Siete a caccia di un brunch o di un pranzetto veloce a prezzi onesti? Allora questa specie di bistrot è la meta ideale: si mangia malissimo ma si spende davvero poco. Il menù prevede un solo primo piatto, gli spaghetti al microonde, di carne o pesce non se ne parla nemmeno ma se insistete a volte vi scaldano un toast, e nel corridoio che porta ai cessi (a proposito: non usateli per l'amordiddio) troverete il frigorifero a vetro coi semifreddi Bindi. Raccomandazione: non vi passi per la testa di lasciarvi tentare dal caffè, costa solo mezzo euro però è imbevibile.

"The Garden"
Per concludere la serata, non mancate questo fantastico locale all'aperto con ingresso libero. Libero perché si tratta dei giardinetti pubblici. Niente musica e niente drinks (la fontanella è guasta) ma nella ambientazione undeground tra le panchine scassate girano certi cilombi che manco una comune hippy in vacanza a Katmandù negli anni sessanta. E perciò, ve lo assicuriamo, c'è da divertirsi. Dopo aver degustato le specialità della casa - il "fumo pacco all'ammoniaca" o il cocktail di anfetamine e roipnol, squisito - i più spericolati fra voi potranno tornare bambini e approfittare delle magnifiche altalene abbandonate (di giorno i genitori razzisti della zona non frequentare il parchetto per via del barbone che è buono ma non si lava e dorme sullo scivolo) o esibirsi in gare di impennate col motorino. La dritta dell'esperto: i carabinieri di solito passano verso le undici e mezza.

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03/04/2008
 
RASSEGNATI, STAMPA!

Amici, siamo fieri di annunciare in anteprima mondiale esclusiva la fondazione di un nuovo quotidiano online che farà un mazzo quadro alle varie repubbliche e corrieri.
Direte: occristo, un altro? Ma non bastavano quelli là?

No, amici, loro non bastavano affatto: in primis costoro si copiano le prime pagine a vicenda e francamente il giochino comincia un po' a stufare. In secundis, urge fonte informativa capace di dirci le cose che gli altri non dicono, o almeno di dircele in maniera diversa. Va bene, questa panzana del siamo diversi l'avete già sentito mille volte all'entrata sulla scena di ciascun nuovo giornale, però fidatevi, stavolta c'è del vero. Ad opera di un'affiatata redazione di giovani sciamannati in cerca di querele e dalle ceneri del web 2.0 italiano oramai morente anzi già cremato e tumulato pur non sapendolo, nasce a guisa di fenice Giornalettismo.com, felice sintesi tra dilettantismo d'assalto e giornalismo senza tesserino ma coi controcazzi, primo vero notiziario indipendente e 3.0 che non è costato una lira e non fruga nei portafogli dei contribuenti ma solo in quelli degli inserzionisti pubblicitari.

E come se non bastasse, sulle sue pagine ospiterà cotidie una comparsata di cinque righe in disimpegno a firma del vostro affezionatissimo, questa volta non più nei  panni del pezzente quale è qui ma in quelli di saggio uomo politico profeta del nuovo, in diretta via sms dalla campagna elettorale e poi – si spera - dal parlamento.

Ah, di sicuro qualcosa non funzionerà ma insomma, poverino, il tutto è on line da poche ore. Eventuali critiche feroci, elogi o parole di sprone son graditi.  Son cose.

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29/03/2008
 
INTERVISTA A UN CARTONE DI TAVERNELLO

Benvenuti, per la consueta intervista oggi abbiamo l’onore di ospitare un vera celebrità: è con noi un cartone di Tavernello.
Buonasera, cartone di Tavernello, e grazie di aver accettato il nostro invito.

Buonasera, un saluto a lei e a tutti i lettori.

Signor cartone di Tavernello, partiamo subito con le domande. La avviso: non riserveremo riguardi. Qui diciamo pane al pane, e - come nel suo caso – vino al vino. Però prima ci parli di lei. Insomma, si presenti.

Bè, sono di colore rubino, ideale con primi, minestre, carni rosse, arrosti, formaggi; esalto le mie caratteristiche se vengo servito a una temperatura fra i 16 e i 18 gradi.

Caro Tavernello, lei, furbino, sta sorvolando su un aspetto fondamentale. Al contrario dei suoi colleghi imbottigliati, lei ha il tappo di plastica e sta dentro al tetrapak. Se permette, c’è una bella differenza.

Guardi, il tetrapak, peraltro usato in tutto il mondo anche per quel cialtrone del latte e senza tante lamentele da parte vostra, il tetrapak, dicevo, protegge la bontà: ce l’ho scritto anche addosso. E’ composto da roba sana: carta, polietilene e...
 
A-ah, carta! Quindi lei, Tavernello, non solo se ne sta là dentro nella scatola, ma contribuisce pure alla distruzione delle foreste! Bravo!

Mi lasci finire, per cortesia: il tetrapak è un materiale riciclabile. Il suo luogo d’origine è la Svezia, paese che ha la massima attenzione per l’ambiente. Ci sono nursery degli alberi, per ogni albero tagliato se ne piantano altri. E se lei partecipasse al nostro concorso potrebbe vincere un meraviglioso viaggio in Scandinavia alla scoperta dei boschi più rigogliosi d’Europa.

Scusi, Tavernello, ma che fa, si recita lo spot da solo? Eviti di menar il can per l’aia, caro Tavernello. Il punto è un altro. Perché lei è nel cartone e non nel vetro come tutti gli altri, eh?

La smetta di confondere il contenitore col contenuto, cioè me. Io sono genuino. Cosa crede che le portino, quando in trattoria, pur di risparmiare due lire, ordina il rosso nostrano nella caraffa? Le portano me. E magari lei crede di bere il vino dei contadini.

Appunto!

Appunto un paio di palle! Io sono come tutti gli altri, sono solo vestito diverso!

Tavernello, e allora, se non ha nulla da invidiare a un litro di Barbaresco: mi vuole spiegare perché lei costa così poco?

Un’efficiente gestione di costi, basata sul rapporto diretto coi viticoltori e sui volumi lavorati consente notevoli economie salvaguardando le caratteristiche originali delle ottime uve raccolte. Ma cosa vuole capirne lei di economia.

Non sia ridicolo, Tavernello. Adesso lei si vende a un prezzo più basso solo per merito dei suoi ragionieri che sono più bravi. Andiamo.

Per favore la finisca di offendermi in questa maniera.

Tavernello, lei è un pagliaccio, buono solo per condire le pietanze in padella!

E lei un razzista fazioso e maleducato. Io mi alzo me ne vado.

Ma no, dai, dove scappa? Tavernello, si sarà mica offeso? Guardi che la mia era solo una provocazione. Tavernello, scherzavo. Ragazzi, fermatelo, sbarrate le uscite, bucàtelo. Tavernello aspetti, dobbiamo finire l’intervista!

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26/03/2008
 
ALLE TERME

Amici cari, ricordate i bei tempi in cui l’andare alle terme era considerato un passatempo riservato a miserabili pensionati afflitti dai reumatismi? Ebbene, oggi tutto è cambiato: le terme sono di gran moda e si chiamano SPA, non ci si va a curare il mal di schiena ma per raggiungere la primordiale bellezza dell’armonia psicofisica attraverso un sano lavacro sensoriale. Cosa diavolo significa? Per farla breve: vai alle terme e ne esci come nuovo. Integro e ripulito, purificato e pronto per affrontare ancora il lordume della vita moderna, proverbialmente foriera di malanni, stress e ansie di varia natura.

E quindi, ad uso e consumo di voi novizi, ecco in poche righe i segreti per il vostro prossimo esordio in quegli ambienti, in modo che possiate mostrarvi a vostra agio scevri dalla goffaggine del principiante.

Primo: la SPA, quasi sempre, sorge all’interno di un albergo, e gli avventori possono aggirarsi per i corridoi in accappatoio e ciabatte, con in testa la cuffia colorata. E’ vero, potrete anche pranzare vestiti così. Chiunque, in qualsiasi altro hotel dell’universo, si vergognerebbe a esibirsi abbigliato a quel modo. Qui, invece, tutto ciò è lecito. Anzi, ad essere malvisti sono i clienti in borghese.

Così mascherati, immergiamoci nella magia del benessere totalizzante. Si comincia con la piscina termale, la grande vasca d’acqua calda solfobromoiodica: insomma, puzza un pochino di uova marce, ma poco, e poi nessuno se ne lamenta. Inspirate a piene narici i vapori maleodoranti. Notate che gli altri umanoidi, seminudi come voi, affollano sgomitanti solo alcune zone della piscina: scomode nicchie dalle cui pareti fuoriescono le bollicine idromassaggio o enormi rubinetti che gli rovesciano addosso un rilassante getto violento d’acqua a 45 gradi: mettetevi in coda per goderne i benefici.

Terminata l’abluzione, si passa al bagno turco. Un viaggio di rigenerazione corporea e mentale nella vera tradizione turca. Ovvero: calura atroce e finte decorazioni orientali alle pareti. Si tratta di uno stanzone sigillato ad elevatissima temperatura, un caldo umido che vi farà sudare come fontane: gradevole, benché sconsigliato ai cardiopatici.

Usciti da questo clima tropicale, correte a tuffarvi nel frigidarium, la piscina di acqua gelida. Il vostro corpo a questo pensa “ma che cazzo succede oggi?”, e un po’ ha ragione: in effetti, nelle situazioni normali, di solito gli umani rifuggono l’improvviso contrasto caldo-freddo - fa venire la bronchite, diceva la mamma. Tuttavia qui, per motivi misteriosi, il brusco cambiamento pare sia portatore di immenso benessere..
 
Ora, completiamo il circuito e barrichiamoci nella sauna. E’ difficile descrivere il piacere della sauna: un po’ come stare chiusi in macchina a mezzogiorno di ferragosto coi finestrini chiusi e senza aria condizionata, però i sedili sono di legno. Ci si passa una mezz’ora - non di più, altrimenti si rischia di svenire - conversando con sconosciuti piacevolmente dimentichi del clima torrido. Non toccate le simpatiche pietruzze raccolte nel secchio di fronte a voi: sono roventi, si rischia di rimanerci attaccati.

Poi, la doccia musico-cromo-aromatica. Un vero portento. Tipo la doccia di casa vostra, però con certe lucine colorate, il cd del Buddha Bar in sottofondo e in più l’acqua, che ha un vago sapore di rosmarino.

A tutto ciò si possono aggiungere speciali trattamenti globali: ad esempio, il massaggio (con alghe putrefatte, pietre o bastoni, a voi la scelta); la ceretta integrale a secco; l’esfoliazione a base di sostanze quali il guano, le meduse vive e l’argilla marocchina infuocata, in una mistica estasi purificante di relax alternato al dolore.

Finito? Manco per sogno. Con cortese fermezza, gli infermieri vi obbligheranno a ripetere daccapo il percorso. Suvvia, lasciatevi coccolare. Più e più volte, sino al raggiungimento della pace mentale e fisica.

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